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1 Aprile 2019, 18:44

Di nuovo guerra per il Magalini. Villafranca si oppone al declassamento

Villafranca di nuovo sul piede di guerra per l’ospedale. Proprio mentre stanno crescendo la stima e l’interesse verso la struttura, che è tra le più moderne, è arrivato una sorta di declassamento dalla nuove schede regionali dove il Magalini non è più definito spoke (ospedale di primo livello come San Bonifacio e Legnago) collegato all’hub Borgo Trento ma diventa ospedale di base. Nonostante le rassicurazioni arrivate dal sottosegretario Coletto («Sarà sistemata»), il Comune ha già inviato una richiesta di revisione alla Regione.
«Il Magalini va valorizzato e difeso - tuona il sindaco Roberto Dall’Oca -. E’ strano che nella delibera di marzo 2018 fosse presidio ospedaliero di rete e a marzo del 2019 sia diventato di base. Sarebbe un declassamento senza grosse possibilità di sviluppo. L’ospedale ha tutti i criteri individuati per essere spoke. Sta dando numeri importanti e quindi deve partire alla pari con gli altri ospedali visto lo sforzo fatto per arrivare fino a qui. Il Magalini deve diventare punto di riferimento del bacino Ovest, mettendo in rete tutte le altre strutture».
L’assessore Luca Zamperini ricorda che sono stati investiti 60 milioni di euro e che la messa a regime sta andando avanti: «Ha tutti i numeri e gli indicatori adeguati. Auspichiamo che sia stato un errore a cui si deve porre rimedio. Saremo presenti all’audizione credendo di avere la Regione dalla nostra parte. E come Villafranca c’è un investimento economico importante nell’area circostante».
Il presidente e medico Lucio Cordioli non usa mezzi termini: «La scelta fatta della Regione è sbagliata. Bisogna fidelizzare la popolazione che per 15 anni si è rivolta ad altre strutture d’eccellenza ma private. Anche l’Ovest deve avere dignità di sanità pubblica. Abbiamo eccellenze come ortopedia, urologia, punto nascita. Ma manca per esempio la risonanza magnetica, bisogna completare le apicalità, lasciare a Bussolengo la grande riabilitazione. Va bene che il mozzo sia a Borgo Trento, ma almeno Villafranca deve essere un raggio della ruota e non un copertone sgonfio».
Ancora più esplicito l’assessore Nicola Terilli: «Penso che non sia stato un errore, ma una scelta a cui ora i consiglieri regionali possono rimediare. La scelta politica è di dare una risposta di spoke pubblico sul territorio anche se ce ne sono due privati come Peschiera e Negrar. Per affezionarsi all’ospedale c’è bisogno di materiale umano completando l’organico. No primari a scavalco con Legnago e portare il centro trasfusionale da Bussolengo a Villafranca. Carenza di post di ospedali di comunità».
Villafranca ha ricevuto la solidarietà di alcuni esponenti regionali. All’incontro sono intervenuti (oltre ad amministratori locali) anche Stefano Valdegamberi che evidenzia come Villafranca nasca come ospedale di primo livello («Non ha nulla meno degli altri, anche se ha bisogno ancora di risorse e di professionalità all’interno che creino attrazione di utenza. Serve un riconoscimento nominale che sulla carta c’è») e Stefano Casali, che si mostra ottimista perché «la strada di valorizzare Villafranca è giusta e irreversibile e si troverà la quadra positiva anche con Bussolengo».

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