C’è anche Alida Ferrarini tra i protagonisti del libro sul Festival lirico areniano degli ultimi 40 anni

C’è anche un po’ di Villafranca nel libro “E lucevan le stelle. L’Arena di Verona raccontata dai protagonisti”, edito da Gabrielli e scritto dal giornalista Claudio Capitini. Narra la storia del Festival lirico areniano degli ultimi 40 anni attraverso la voce e la testimonianza dei protagonisti che quella storia hanno reso unica e irripetibile. La formula adottata è quella del “ritratto-intervista”, ben 80 selezionate tra più di duecento nomi memorabili. Tra queste c’è anche Alida Ferrarini. Straordinarie le sue interpretazioni di Micaela in Arena per tutti o quasi gli anni ’80 e sino all’allestimento curato nel ’99 da Zeffirelli. È quindi Adina ne L’Elisir d’Amore al Filarmo- nico. Vengono Covent Garden, San Francisco, Parigi e Vienna (con Nannetta nel Falstaff, altro ruolo interpretato in tutto il mondo). Al 1986 risale il suo Oscar nel Ballo in maschera di Pietro Zuffi, a cui prestano la voce, insieme alla Ferrarini, Lima, Carroli e Maria Chiara. Nel 1995 è una dolce e applauditissima Liù, regista Montaldo e direttore Daniel Oren. Capitini ricorda quel 1984. Si apre la stagione scaligera con Carmen, ultimo Sant’Ambrogio di Claudio Abbado, una Carmen in flash back con un José in carcere che ripercorre la vicenda, spettacolo che non ha unanimi consensi; anzi il dissenso è prevalente, per la regia di Faggioni e per gli interpreti, una Verrett che accusa il declino, Domingo non in forma, Raimondi non convincente. La più applaudita, un personale trionfo, è la Micaela della villafranchese Alida Ferrarini, trionfatrice della serata. E finalmente il mondo la conosce. Un passaggio dell’intervista è emblematico del valore ma anche dell’umiltà e della modestia di Alida. «Da tanto aspettavo questo momento! Io le ovazioni le ho sempre avute. Solo che i giornali non ne parlavano. Per la verità, non ho mai avuto l’occasione di una “prima” alla Scala, e sono sempre rimasta nel mio angolino, timorosa di disturbare. Ma ci pensa, il più grande teatro, un direttore come Abbado, un grande cast… Cosa volere di più, cosa pretendere ancora dalla carriera? Ora posso dire di essere soddisfatta!».

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