Il sindaco si presenta a rispondere sui giardini e il consiglio diventa uno stadio: volgarità e maleducazione

Finalmente, dopo aver disertato per due volte il consiglio comunale, il sindaco Faccioli si è presentato a rispondere all’interpellanza sui giardini ma, purtroppo, siamo tornati ad assistere a una seduta con volgarità e maleducazione. Ecco un resoconto per quanto si è capito tra urla e gente che si parla sopra.
Nell’interpellanza si chiedeva di predisporre un servizio di vigilanza e monitoraggio dei giardini; di verificare la possibilità di stipulare con soggetti terzi (associazioni, enti, gruppi di volontariato, ecc.) convenzioni ad hoc allo scopo di perseguire l’obiettivo enunciato dal Documento del sindaco, di intraprendere, ovvero potenziare, iniziative di informazione della popolazione – specie dei più piccoli – circa il corretto utilizzo dei luoghi e delle cose pubbliche, che costituiscono bene comune e anche cartelli non solo in italiano viste le multinazionalità di chi lo frequenta.
Prime schermaglie sull’aspetto formale.
Mario Faccioli: «C’è scritto si chiede e quindi non è un’interpellanza»
Paolo Martari: «Invece si chiede è proprio il fondamento di un’interpellanza. I tema è tutelare i beni pubblici, quindi non solo i giardini, con le problematiche che non ci nascondiamo, ma riteniamo utile parlarne proponendo all’Amministrazione di assumere alcune iniziative per la vigilanza con la struttura interna (Polizia municipale) compatibilmente con organico, orario, disponibilità. Oppure convenzioni con soggetti terzi, quanto meno per il monitoraggio, in base alle normative volute proprio dal sindaco Faccioli».
Mario Faccioli: «Non è un’interpellanza, avete parlato mezz’ora. Ma che cazzo volete da me?».
Isabella Roveroni, che sostituisce il presidente Tabarelli ed è più ligia alle regole di buon comportamento, lo bacchetta: «Questi atteggiamenti del sindaco sono da stigmatizzare, offendono chi ci guarda e allontanano la gente dalla politica. Nel merito della discussione, vogliamo far ridere a rinviare ancora l’interpellanza?».
Ed ecco come si è difeso Mario Faccioli: «E’ tutto sbagliato perché nessun amministratore ha chiuso i giardini. E’ stato l’ufficio tecnico».
In aula piomba la sensazione di essere su scherzi a parte.
Poi altro affondo e altri insulti: «Come mai nessuno è andato col megafono a dire chi è che ha rotto? Con i pagliacci non voglio avere niente a che fare».
Roveroni: «Non hai usato parole elegantissime. Qui non le usi. Ti faccio nota censoria»
Faccioli: «Le uso come voglio. Se no cosa fai? Mi espelli? Si chiedono cose che già sono fatte. L’unica cosa non fatta è quella delle associazioni. Farò come ai giardini di via Magenta. Apertura solo al sabato».
Il sindaco se ne va sbraitando mentre dovrebbe essere in aula ad ascoltare chi si rivolge a lui.
Paolo Martari: «Sempre bello parlare con un sindaco virtuale. Non sono soddisfatto della risposta. Doveva essere discussa mesi fa. Se in maggioranza non trovano un minuto per delegare qualcuno a rispondere, su un tema così importante, non c’è rispetto. Nel merito il sindaco rimette in capo al dirigente dell’ufficio tecnico la decisione che, è vero, ha assunto come atto amministrativo, ma se non vogliamo nasconderci dietro a un dito non puoi dire che lui non c’entra. Nella realtà il sindaco ha fortemente voluto la chiusura. Inoltre, se come dice il sindaco dovevano esser fatte cose tecniche, doveva tenerla chiusa perché si facevano danni al patrimonio pubblico. C’è un tema di malcostume che riguarda tutti, di convivenza civile non solo ai giardini. Tutti siamo chiamati a riflettere e a reagire. Voi dovete assumervi la responsabilità di questa scelta tardiva. Se esistono i provvedimenti incivili, che non dipendono certo dal sindaco, nè dai consiglieri, può intervenire la polizia municipale? Visto che il tema delle sanzioni è stato sbandierato a destra e a manca dal sindaco, chi deve farlo? In tante città i giardini di quartiere sono controllati da chi è nella zona. Volevamo porre il problema che riguarda la gestione complessiva del patrimonio che è un problema di Villafranca. Se questa è la modalità di rispondere…».
Mario Faccioli: «Non so chi ha creato il can can. L’amministrazione no. Il cartello spiegava il motivo. Nessuno comunque mi ha chiesto il motivo. Il sindaco non può prendere il vigile e mettergli la pistola perché faccia la multa. C’è il dirigente preposto. Sono stati cambiati 180 irrigatori, 9 centraline, riseminato il prato, sistemata la fontanina. Nessuno si permette di dire a qualcuno così non si fa. Anzi è giusto che il bambino rompa. Non è un giardino normale. Cercato di convincere la Soprintendenza che 4 giostrine si potevano lasciare visto che loro volevano il ripristino allo status quo. Invece anche oggi gente all’interno con la bicicletta e bambini che giocavano a pallone. Non penso che sia giusto dare la multa a un bambino. Mi ricordo il caso della multa al bambino col triciclo. Poi polemiche sul giornale per quattro giorni. L’area va rispettata. Ci abbiamo messo risorse che nessuno aveva pensato di mettere. E’ la bomboniera di Villafranca non il parco di tutti. Quello lo faremo al parco del Tione. Spendiamo 150 mila euro all’anno di giostrine rotte. Problema di senso civico generale. Basta coi megafoni mentre la gente rompe. Viviamo sulla luna».
A questo punto la presidente Roveroni fa presente che il tempo è scaduto ma il sindaco urla affermando che «ha appena iniziato a parlare e che comanda lui, non l’opposizione e basta parlarmi sopra».
La replica di Roveroni mette fine a uno spettacolo penoso: «Hai avuto ampiamente il tempo per controreplicare. Adesso basta. Ed è inaccettabile che si alzi la voce e si usino parole intollerabili».

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