Magalini. Incontro in municipio. «Basta Covid Hospital, i pazienti vengono distribuiti in tutte le strutture».

«Diamo tutti un segnale positivo e di speranza per chi lavora all’interno dell’ospedale e per gli utenti che hanno bisogno di assistenza medica». Lo ha ribadito oggi il sindaco di Villafranca Roberto Dall’Oca in un incontro in municipio col direttore medico Paolo Montresor e il primario Giuseppe Pecoraro. Nei giorni scorsi, infatti, erano di nuove divampate le polemiche. Il Pd ha presentato anche un’interpellanza per chiedere cosa intendesse fare il sindaco per evitare il rischio di chiusura anche parziale e gli impegni presi da Regione e Ulss 9 a tutela dei servizi socio sanitari previsti dalle schede ospedaliere.
«Basta polemiche sul Magalini che vanno a creare tensioni all’interno alla struttura. C’è l’impegno di tutti, dalla Regione all’Ulss 9, di tenere aperto il Magalini e tutte le funzioni essenziali. Il direttore Girardi e l’assessore Lanzarin (nella foto un sopralluogo) mi hanno dato rassicurazioni, sempre che l’emergenza non diventi incontrollabile. Questo grazie alla distribuzione dei carichi in tutte le strutture veronesi che hanno attualmente il doppio di pazienti Covid rispetto a Villafranca. Borgo Roma ne ha 21, Legnago 22, Don Calabria 14 e il Magalini ne ha 11. Poi ci sono Borgo Trento 10, Peschiera 5 e Bovolone 2+2. Perché ci deve sempre andare di mezzo il Magalini? E’ vero che ha avuto funzione Covid, che ha salvato molte vite ma da parte di tutti c’è l’impegno a portare avanti le funzioni ripartite. Con un grande investimento è stato realizzato un piano isolato che ci permette di mantenere attive le funzioni nonostante il Covid. Se veramente rispettiamo il lavoro dei medici e del personale bisogna dimostrarlo coi fatti evitando di cercare cassa di risonanza politica speculando sulla salute della gente e vaccinandosi. Si eviterà il tracollo sanitario e il ritorno forzato ai Covid Hospital. Non ho bisogno di titoli sui giornali. Difenderò sempre l’ospedale, siamo al fianco del personale e faremo l’impossibile affinché questa struttura possa proseguire nel percorso di eccellenza. Risulta invece difficile avere il personale adeguato, come gli anestesisti che non si trovano e non possono essere in entrambi i reparti».
Se la voce del sindaco Dall’Oca ha valore istituzionale, fondamentali sono invece le voci di chi da due anni è in prima linea.
«Il sindaco ha fatto un quadro esauriente – dice il direttore medico Paolo Montresor -. E’ vero che l’ospedale Magalini sta funzionando regolarmente. Non abbiamo chinato la testa di fronte all’epidemia. Siamo orgogliosi e lo stiamo dimostrando. Pur con le scarse risorse umane, grazie allo sforzo di tutti (nella foto parte del personale) e della direzione generale si stanno sviluppando le attività prima represse e se ne portano di nuove. Ci sono scambi tra ospedali per le utilità dei pazienti, per competenze, discipline, specialità in una politica di rete dove il Magalini dimostra di esse completamente dentro. Purtroppo è un virus pieno di sorprese e quindi non è chiaro lo scenario che ci aspetta. Il tasso di ricovero è inferiore e quindi è un dato di fatto che la vaccinazione è efficace. Chi non si vaccina fa circolare il virus e ne subisce principalmente le conseguenze. Chi è vaccinato ha un decorso di malattia più semplice, gli altri più grave. Per fortuna le persone che ci lasciano sono sempre meno. Abbiamo una sessione di urgenza con tecnologie raffinatissime che permettono a questo ospedale di fornire assistenze di eccellenza ora per l’epidemia e in futuro per il resto. Siamo molto stanchi. Una naturale evoluzione è il lamento. Ma vale per tutti gli ospedali. L’epidemia è questa. Tutti la guardiamo e diciamo: ancora, non ne possiamo più. Ci vogliamo bene reciprocamente e quindi andiamo avanti nonostante ci sia ancora chi sfida la scienza. Non è neanche giusto verso la comunità. La sensibilità della popolazione ha alzato molto il livello di protezione con la vaccinazione».
Il primario di urologia Giuseppe Pecoraro, figura storica del Magalini che ha vissuto tutte le tappe della sua travagliata storia, riferisce che all’interno gli animi sono sereni. «Siamo consapevoli che ci possono essere riduzioni di attività, come avviene dappertutto. Ma registriamo la conferma che l’ospedale di Villafranca non diventerà Covid a meno che la situazione non precipiti. E’ un momento di difficoltà per tutti. Il vociferare crea turbative. Andiamo avanti fiduciosi. Non ci siamo arresi prima e non lo facciamo ora. L’anno scorso, infatti, di questi tempi eravamo già Covid Hospital con due piani pieni di malati che arrivavano da tutta la provincia. Ora è stato realizzato un reparto apposito di ospedale per assistere i pazienti Covid e poter continuare nelle attività chirurgiche complesse e non. Rimpinguato parecchio personale».
Poi racconta un episodio che ha riguardato un irriducibile no vax convinto: «Doveva essere intubato e gli abbiamo chiesto come di prassi il consenso che è puntualmente arrivato. Quando ti sembra mancare la vita vedi le cose in maniera diversa».
Sulle vaccinazioni interviene anche l’assessore Luca Zamperini: «Siamo in condizioni diverse rispetto al 2020 grazie a vaccinazioni e cure. Ma se non vogliamo arrivare di nuovo al punto di rottura dipende da noi. Dobbiamo fare tutto il possibile. Vaccinarsi serve per mantenere la libertà che ci siamo conquistati»..

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