Virus, false notizie, drammi, speranze. La testimonianza di un medico in prima linea

La quarta ondata della pandemia sta provocando purtroppo effetti sulla vita di tutti i giorni, sulle operazioni non indifferibili che devono essere posticipate, sulla socialità, sul lavoro.
In mezzo a tante false notizie, ecco la lunga e accorata testimonianza di Claudio Micheletto, direttore di Pneumologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona in prima linea contro il Coromavirus, da poco nominato presidente dell’Aipo, l’associazione nazionale degli Pneumologi ospedalieri.
«Abbiamo riaperto una semi-intensiva covid, per la terza volta. Nessuno di noi lo voleva, dopo gli otto terribili mesi che abbiamo trascorso tra ottobre 2020 e giugno 2021. Ma ci mettiamo a disposizione, come sempre, senza polemiche e con spirito di servizio. Siamo abituati a lavorare per tutti, curiamo bronchitici cronici che fumano nei bagni, oppure sulla porta dell’ospedale, al freddo e in pigiama; curiamo cirrotici che assumono alcolici, diabetici che mangiano una pastiera a colazione, ipertesi e cardiopatici che prendono i farmaci solo quando si ricordano.
Non polemizzo con chi non si vaccina, non lo chiedo nemmeno più. Decalogo della quarta ondata, nel vortice continuo di polemiche, false notizie, urla e strepitii alcuni punti chiari ci sono:
1) Il virus è coerente, almeno lui. Si diffonde, produce ancora una grave polmonite. Il paziente uno della quarta ondata è uguale al paziente uno della prima ondata, un medico di Medicina generale: polmonite grave, bilaterale, insufficienza respiratoria, micro-embolia, necessità di ossigeno e ventilazione.
2) Le cure domiciliari non guariscono tutti. I pazienti ora ricoverati sono stati tutti, prima dell’arrivo in Ospedale, imbottiti di farmaci: antibiotici, cortisonici, anticoagulanti, vitamine. Io le prescrivo a tutti, a marzo 2020 abbiamo scritto un documento sul sito dell’Ordine dei Medici, abbiamo pubblicato due libri, ma è falso dire che le cure domiciliari guariscono tutti. A nessun medico è mai stata vietata la prescrizione di farmaci. La conferma arriva dai dati di vendita delle farmacie del primo semestre, che hanno superato ogni record.
3) Farmaci per il virus. I farmaci per una malattia agiscono sull’etiopatogenesi, sulla causa; quindi, l’unico farmaco sarebbe un antivirale, che ancora non esiste. Gli antibiotici non sono per i virus, gli steroidi curano l’infiammazione, non il virus, gli anticoagulanti sono per i coaguli conseguenza della malattia. Usiamo da maggio con ottimi risultati gli anticorpi monoclonali, che bloccano la progressione della malattia, ed attendiamo il primo antivirale specifico per il sars-cov2. A proposito, sono tutti di Big Pharma.
4) Non è una influenza. Sento ancora dire che è una semplice influenza. Frase vergognosa, irrispettosa di tutti coloro che hanno sofferto e stanno soffrendo. Per la maggior parte è una influenza, certo, lo sappiamo, ma non per tutti: un 5-10 % degli infettati finisce in Ospedale.
5) Si muore di covid o con il covid? Altra frase ignobile ed irrispettosa, nei confronti di chi ci ha lasciato ma anche di chi scrive le diagnosi di dimissione, che da anni fa questo mestiere. Una persona di 81 anni, che prende farmaci per pressione, diabete, prostata e colesterolo, va tutti i giorni nell’orto e al bar per giocare a carte. Prende il virus sars-cov2, due polmoni bianchi, insufficienza respiratoria, arriva il decesso. Quale sarebbe la causa?
6) Mascherine e distanziamento servono. Sono testimone di due situazioni. La prima l’ho scattata a L’Aja, nella civile Olanda. Manifestazioni pesantissime per il ripristino del lock-down serale, alle 20 tutto chiuso. L’Olanda ha un sistema sanitario di eccellenza, ora al collasso. A Leiden, Ospedale a me molto caro, i Pazienti vengono trasportati anche nei paesi stranieri limitrofi, tutti i posti sono saturi. In Olanda estrema libertà per tutti i mesi estivi, questi sono i risultati. Purtroppo, non possiamo fingere che non esista. Per una volta tanto dovremmo dire che in Italia siamo stati molto bravi, ma ovviamente è sempre meglio polemizzare.
7) Vaccini. I vaccini servono, non saranno perfetti, ma stanno contenendo i danni. L’immunità non è per sempre, ci si può comunque contagiare, qualcuno ha effetti collaterali, ma i risultati sono eccellenti, i numeri in Italia non sono nemmeno lontanamente confrontabili con quelli di ottobre-novembre 2020. Non sono sperimentali, la sperimentazione è già finita. Il numero dei vaccinati nel mondo è gigantesco e il profilo di tollerabilità è eccellente. Tutti ci auguriamo che la terza dose duri più a lungo e che in futuro ci siamo vaccini migliori.
8) Ritardi nelle cure. In qualche intervista sento dire che gli Ospedali sono vuoti di covid. Gli Ospedali sono pieni di altre patologie, se aumentano i numeri Covid ci saranno ritardi per gli altri.
9) Chi rimane indietro. Non ho rimpianti o rimorsi per gli ultimi due anni dedicati al covid, abbiamo dato tutto, in termini di ore, di impegno fisico, nervoso e culturale. Ho 23 pubblicazioni in un anno su pubmed, ho ricoverato più di mille pazienti, ci siamo confrontati con colleghi da ogni parte del mondo, di giorno e di notte. L’unico rimorso è per chi abbiamo lasciato indietro, per chi non si poteva ricoverare, per chi ha avuto paura a venire in ospedale, per chi ha avuto ritardi di diagnosi.
10) Teoria delle complessità. La principale sfida della scienza della complessità consiste non solo nel vedere le parti e le loro connessioni, ma anche nel capire come queste connessioni generano il tutto. Lasciate le polemiche, mettiamo tutti un piccolo mattone nel grande muro per isolare il virus. Uscite da convinzioni mono-tematiche: serve il vaccino, servono le cure, serve il distanziamento, servono le mascherine. Serve tutto, aprite la mente e valutate la situazione nella globalità, ne usciremo solo con la scienza della complessità.
Non ci sono complotti, non ci sono satanisti e non ci sono feti umani. Ci sono tante persone di buona volontà che in silenzio fanno il proprio lavoro: vanno in Ospedale, ad insegnare, aprono bar, entrano in fabbrica».
“La ricompensa per chi adempie ad un dovere è la capacità di adempierne un altro.”
George Eliot

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