Generali-Cattolica, si va verso la fusione con concambio? L’ipotesi: una newco nel ramo danni a marchio veronese

Generali-Cattolica, si va verso la fusione con concambio? L’ipotesi: una newco nel ramo danni a marchio veronese

(di Stefano Tenedini) A ormai tre mesi e mezzo dalla chiusura dell’Opa di Generali su Cattolica, dopo un inutile rincorrersi di voci sul destino della compagnia veronese seguite dal silenzio della società triestina, cominciano a filtrare scenari più verosimili per la conclusione dell’operazione. Che potrebbe essere non soltanto la già ipotizzata fusione per incorporazione con un concambio da definire, ma la nascita di una nuova entità assicurativa. Grazie alla prima tranche da 300 milioni per l’aumento di capitale e all’Opa da 6,75 euro per azione, Generali detiene oggi l’84,475% del capitale di Cattolica, per una spesa totale di circa 1,5 miliardi. E una fusione con concambio eviterebbe una guerriglia con gli azionisti residui.

L’indiscrezione, riportata da MF, sottolinea la volontà di Generali di procedere allo scorporo di alcuni propri asset (di Generali Italia) e di parte delle aree di business fin qui gestiti in Lungadige Cangrande per poi procedere alla creazione di una newco nel settore danni, per rafforzare ancora di più Generali che proprio grazie a Cattolica è diventato il numero uno sul mercato nazionale. Lo scenario viene arricchito dalla possibilità che questo percorso possa essere avviato già tra pochi giorni (si parla di un CdA in programma mercoledì prossimo 23 febbraio) con la prospettiva di concludere il processo entro la fine dell’anno.

Il primo passaggio è formale e sostanziale al tempo stesso: prima di procedere bisogna indicare i consulenti incaricati di che dovranno fornire la fairness opinion (il giudizio di congruità da parte di un soggetto professionale terzo in merito alla correttezza dei termini di una fusione, acquisizione o altra operazione che preveda un prezzo di concambio valutato adeguato dalle parti). La differenza di sostanza sta in chi sarà scelto come advisor: la prima ipotesi era la conferma di Citigroup, mentre Kpmg, sottolinea la fonte di MF, dovrebbe superare l’ostacolo di essere stata recentemente nominata revisore dei conti di Cattolica.

Andiamo invece al succo della questione. Con che entità societaria ci si troverà a Verona alla fine di questo sentiero? Per ora si starebbe progettando, come si diceva, una newco attiva nel ramo danni. Il valore aggiunto sarebbe la conservazione del marchio Cattolica, il che permetterebbe di capitalizzare anche in futuro il passato della compagnia scaligera, di tenere le posizioni (anche agenziali) sul territorio e di salvaguardare i posti di lavoro: tre delle condizioni che Generali nella presentazione dell’Opa aveva assicurato. In questo scenario di scomposizione e ricomposizione a Generali Italia andrebbe la gestione del segmento vita. Ultimo dettaglio: alla fine della partita, secondo le indiscrezioni riportate da MF, Generali si troverebbe a poter valutare la cessione di alcuni asset acquisiti insieme a Cattolica ma considerati non fondamentali per la nuova strategia di sviluppo: una descrizione che si potrebbe adattare a CattRe, attiva nei rischi non tradizionali.

Intanto in casa Generali negli ultimi giorni si registrano alcune novità. La prima è l’annuncio che il presidente Gabriele Galateri di Genola lascerà l’incarico alla fine del mandato, quindi con l’assemblea di aprile. Un onorevole passaggio di testimone dopo undici anni al vertice e altri sette come vice, spiegato con il motivo che dopo tre mandati non dispone più dei requisiti di indipendenza. Una mossa che si spiega anche con le pressioni di Consob per dare più spazio agli indipendenti, soprattutto se si considera che la componente bellicosa di Caltagirone, Del Vecchio e Fondazione CRT farà leva proprio sulla difficoltà di contare, stante la sostanziale impermeabilità al cambiamento della maggioranza .

E questa è la seconda novità, in verità una conferma. Il patto di sindacato, rimasto nelle mani di Delfin e CRT dopo che l’editore del Messaggero si è sfilato con il suo 8,04%, ha affermato la correttezza e la validità della scelta di rimanere uniti per la consultazione in vista dei prossimi appuntamenti societari. Con l’altro 8,3% del capitale i due pattisti (forse informalmente ancora tre) “continueranno a confrontarsi con gli altri azionisti e ad affermare la propria visione di soci di lungo termine, che hanno investito ingenti risorse nella Compagnia, garantendole supporto anche nei periodi meno favorevoli”. Non sembra proprio un’offerta di tregua, né tantomeno una capitolazione. Saranno due mesi belli lunghi, a Trieste.

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