Passa la nuova legge sul Biologico Italiano. Virata Green con una spallata al Biodinamico

Passa la nuova legge sul Biologico Italiano. Virata Green con una spallata al Biodinamico

(di Bernardo Pasquali). Il Decreto Legge 988 che pone le basi del nuovo Biologico Italiano acquisce ancor di più, come se ce ne fosse stato bisogno, l’eterno dualismo tra biologico e biodinamico. Da una parte ci sono i dogmi della scienza, dall’altra stregonerie prive di ogni fondamento. Questo concetto brutale, obsoleto e poco inclusivo, lo ha cavalcato uno dei relatori della Legge, il Premio Nobel Giorgio Parisi. E, quando a parlare è un Premio Nobel, ogni altro rumore di sottofondo viene taciuto inesorabilmente. E’ quello che sta succedendo da oggi dove, per Decreto, non si potrà più equiparare l’Agricoltura Biodinamica, pratica agronomica che fonda le sue radici sugli insegnamenti di Steiner, all’agricoltura Biologica.

Se non è Bio cos’è?

Una domanda che sovviene è proprio questa: ma se non si può più equiparare Il Biologico al Biodinamico, quest’ultimo, automaticamente, cosa diventa? Da un punto di vista legislativo, un produttore per dichiararsi biodinamico deve prima certificarsi Bio, ma, da un punto di vista concettuale, rimane purtroppo in un limbo che, forse, lo costringerà ad essere ancora più emarginato e sospetto. Sostanzialmente un brutto colpo che si farà sentire sulla crescita economica di questa nicchia produttiva. Dopo Germania e Francia, l’Italia è il terzo paese produttivo in ambito biodinamico e l’ultimo report del Ministero dell’Agricoltura, quantifica in 4500 il numero di aziende biodinamiche in Italia.

Da un punto di vista economico la legge non taglierà fuori dai fondi comunitari i produttori Biodinamici perchè, per essere chiamati tali, a livello formale, tutti devono ottenere la certificazione Biologica, con la normativa europea vigente. Questa forzatura del Governo Italiano è però un macigno che spazza via due concetti fondamentali dell’insegnamento steineriano, ovvero, l’armonia e l’interazione efficace tra tutti gli esseri viventi e il mondo in cui essi vivono. Dopotutto semplificare il tutto con corna di vacca piene di letame, macerazioni di erbe in vesciche animali ecc… è un grave errore e, questa legge, sembra asseverare l’opinione di molti che l’Agricoltura Biodinamica, alla fine, sia una truffa per i consumatori finali.

Biologico Italiano sarà un marchio certificato

L’Art.1 al comma d la legge afferma: l’uso di un marchio nazionale che contraddistingua i prodotti ottenuti con il metodo biologico, realizzati con materie prime coltivate o allevate in Italia. Si tratta di una ulteriore certificazione che attesta la provenienza del prodotto e tutela l’origine, soprattutto sui mercati internazionali. Il comma 2 dell’Art.6 afferma: Il marchio biologico italiano è di proprietà esclusiva del Ministero e può essere richiesto su base volontaria. Il logo del marchio biologico italiano è individuato mediante concorso di idee, da bandire entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Sono stabilite, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le condizioni e le modalità di attribuzione del marchio.

Nasceranno i distretti Biologici

L’Art.13 comma 1 regolamenta un nuovo strumento che potrà essere molto di aiuto per l’organizzazione dei territori e la facilitazione di raggruppamenti di soggetti produttori e aziende. Il Distretto Biologico, come i Biodistretti alimentari, sarà rappresentato anche da sistemi produttivi locali , anche di carattere interprovinciale e interregionale, a spiccata vocazione agricola nei quali:
a) la coltivazione, l’allevamento, la trasformazione e la preparazione alimentare, all’interno del territorio individuato dal biodistretto, di prodotti biologici conformemente alla normativa vigente in materia;
b) la produzione primaria biologica che insiste in un territorio sovracomunale, ovverosia comprendente aree appartenenti a più comuni.

L’Art.13 comma 3 definisce invece chi può far parte dei Distretti BiologiciAl distretto biologico possono partecipare gli enti locali, singoli o associati, che adottino politiche di tutela delle produzioni biologiche, di difesa dell’ambiente, di conservazione del suolo agricolo e di difesa della biodiversità, nonché gli enti di ricerca che svolgono attività scientifiche in materia.

Obiettivo Agenda 2030 e Farm to Fork

I nuovi dispositivi europei che condizioneranno e, stanno condizionando in maniera inequivocabile, l’intera legislazione dei singoli Paesi è il Green Deal e, in modo particolare, il Farm to Fork, che prevede il raggiungimento di una produzione biologica del 25% della superficie totale europea. Per questo motivo il Decreto 988 prevede all’Art.7, il Piano Nazionale per la produzione Biologica e i Prodotti Biologici. Una serie di interventi per:

  • favorire la conversione al metodo biologico delle imprese agricole, agroalimentari e dell’acquacoltura convenzionali, con particolare riguardo ai piccoli produttori agricoli
  • sostenere la costituzione di forme associative e contrattuali per rafforzare l’organizzazione della filiera dei prodotti biologici;
  • incentivare il consumo dei prodotti biologici attraverso iniziative di informazione, formazione ed educazione, anche ambientale e alimentare, con particolare riferimento alla ristorazione collettiva;
  •  favorire l’insediamento di nuove aziende nelle aree rurali montane;
  • migliorare il sistema di controllo e di certificazione a garanzia della qualità dei prodotti biologici;
  • stimolare le istituzioni e gli enti pubblici affinché utilizzino i metodi della produzione biologica nella gestione del verde pubblico e prevedano il consumo di prodotti biologici nelle mense pubbliche e in quelle private in regime di convenzione;
  • incentivare e sostenere la ricerca e l’innovazione in materia di produzione biologica;
  • promuovere progetti di tracciabilità dei prodotti biologici provenienti dai distretti biologici;
  • valorizzare le produzioni tipiche italiane biologiche;
  • promuovere la sostenibilità ambientale con la definizione di azioni per l’incremento e il mantenimento della fertilità naturale del terreno e l’uso di metodi di conservazione, confezionamento e distribuzione rispettosi dell’ambiente.

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