Domenica 5 giugno si conclude in Villa Venier di via 2 giugno a Sommacampagna la mostra “Terra Madre” dell’artista albanese Miço Mone

Domenica 5 giugno si conclude in Villa Venier di via 2 giugno a Sommacampagna la mostra “Terra Madre” dell’artista albanese Miço Mone

(Di Stefano Cucco) Domenica 5 giugno si conclude in Villa Venier di via 2 Giugno a Sommacampagna la mostra “Terra Madre” dell’artista albanese Miço Mone che indaga l’universo delle passioni, dell’amore, della paura, del desiderio, della speranza usando il colore, la creta e il marmo. Questa esposizione si è sviluppata nel salone e nelle salette espositive, compresa la cappella, al piano terra di Villa Venier e ha ricreato l’incontro quotidiano con la vita, ricoprendo di nuova materia (colore, creta o marmo), l’emozione del ricordo con l’emozione del presente. Che sia un quadro ricco di materia che scintilla e lascia scoperta la trama cromatica; che sia lo splendore del marmo lavorato con estrema, raffinata perizia che riesce a modellare nel biancore, e nella luce, queste forme corporee eleganti e dinamiche; oppure il sapore tutto terreno della creta, dove percepisci il calore delle dita che l’hanno plasmata, il linguaggio di Miço Mone compone una storia come un’avventura di vita. La scultura che ha accolto il pubblico nel salone d’ingresso, rappresenta una madre che difende strenuamente i propri figli e riassume il tema stesso della mostra, “Terra Madre”.

Nel racconto di Miço Mone la madre è donna ma è anche terra natia, quell’Albania in cui è cresciuto circondato da una natura rigogliosa e baciata dal mare, che è stato costretto ad abbandonare a causa di una situazione economica drammatica, giungendo in Italia nel 1998. In una delle magnifiche sale di Villa Venier, l’artista si descrive e parla di sé; nell’altra si dedica invece alla figura femminile ed infine, nella cappella, sviluppa il tema del viaggio/naufragio con la scultura intitolata “NO”, una statua che rappresenta il tragico naufragio della motovedetta albanese KATER I-A451 nel quale morirono 120 persone, tra le quali i genitori del soggetto scolpito, che urla alla tragedia. Attorno a lui, le sculture di Penelope che pensa al marito Ulisse e delle sirene che ammaliano i navigatori. “Siamo orgogliosi della pluralità di visioni, artistiche e di vita, che si sono alternate nelle preziose sale di Villa Venier”, afferma Eleonora Principe, assessore alla Cultura del Comune, “contribuendo a creare una narrazione corale del fermento culturale del nostro tempo e a stimolare la riflessione dei nostri concittadini, in una sede storica di grande pregio e già riconosciuta come centro culturale di Sommacampagna”.

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